Prove anti Tsunami dal Kenya all’Indonesia

 
Singapore, 10/09/2014
 
 
Nel 2004 ci volle più di un’ora prima che venisse lanciato l’allarme per l’onda di tsunami pari ad una forza di 23.000 atomiche del tipo sganciato su Hiroshima.
 

Seconda e ultima giornata oggi a Singapore delle attività decise per mostrare la preparazione e la capacità di risposta di 21 paesi costieri dell’Oceano Indiano a un eventuale devastante tsunami dell’entità di quello che il 26 febbraio 2004, con epicentro al largo delle coste indonesiane di Sumatra, provocò 230.000 morti e immense devastazioni.

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Ieri è stato simulato un terremoto sottomarino di magnitudine 8.8 al largo di Java meridionale. La risposta è stata pressoché istantanea, a partire dal Centro per i terremoti e gli tsunami di Jakarta, responsabile per la prevenzione e reazione nell’area del Sud-Est asiatico. Una struttura che dieci anni fa non esisteva, come pure non esisteva la rete di rilevamento che oggi copre buona parte dell’Oceano Indiano ed è collegata ai centri di rilevamento giapponese e statunitense delle Hawaii.

Nel 2004 ci volle più di un’ora prima che venisse lanciato l’allarme per l’onda di tsunami che nel frattempo si era sollevata e aveva colpito la provincia indonesiana di Aceh con una forza pari a 23.000 atomiche del tipo sganciato su Hiroshima. Oggi occorrono non più di due minuti per registrare la formazione di un’onda anomala e entro cinque minuti lanciare l’allarme.

Nelle esercitazioni di ieri e di oggi, i paesi coinvolti, dall’Indonesia al Kenya, dallo Yemen al Sudafrica, hanno deciso autonomamente su quali aspetti della prevenzione o dei soccorsi puntare, in modo da affinare le proprie potenzialità.

Mente ieri erano in corso le azioni dimostrative, una scossa di intensità 5,2 ha interessato la regione di Sulu nelle Filippine meridionali. Senza conseguenze, come senza conseguenze è stato il sisma di magnitudine 6,5 registrato questa mattina al largo di Java.