Kenya: Economia in crescita, molte le opportunità di investimento.

 
 
Nairobi, 18/12/2014
 
 
Il Kenya offre molteplici opportunità su vari fronti: dal settore dell’allevamento all’agricoltura, dalle telecomunicazioni ai trasporti, dal turismo all’industria e molto altro.
 

Con la sua posizione strategica, la presenza di un sistema infrastrutturale migliore rispetto ai Paesi limitrofi e l’utilizzo della lingua inglese parlata ormai fluentemente dalla popolazione, il Kenya è oggi uno dei mercati più appetibili agli occhi degli investitori stranieri ed attualmente è il Paese leader dell’Est Africa dal punto di vista economico e commerciale.

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Si avvale di collegamenti aerei e marittimi di qualità all’interno del Paese e extra-continentale e ha sviluppato, nel tempo, un’articolata e sostanzialmente efficiente rete di servizi per le imprese, da quelli finanziari alle comunicazioni, da quelli doganali a quelli di assistenza da parte di istituzioni ed enti parastatali. Il Governo offre una serie di incentivi diretti agli investitori stranieri, tra i quali detrazioni totali sugli investimenti effettuati in impianti, macchinari, attrezzature e fabbricati. Sono dunque molte le opportunità e le basi per un investimento di successo.

Il primo semestre 2014 ha visto la crescita del PIL Keniota al 5,1% dal 4,7% rispetto al secondo semestre 2013, questo dovuto principalmente alla produzione agricola. Questo settore, assieme alla pesca vale il 25% del PIL che si aggiunge al 50% delle esportazioni. right of domain . Le infrastrutture purtoppo al momento sono scarse, ed è per questo che il mondo, saturo di tecnologia, mira a questo Paese in forte via di sviluppo.

La scoperta di nuovi giacimenti petroliferi a nord del Kenya aprirà nuove opportunità di sviluppo, dove i buoni tassi di crescita del settore dell’edilizia offrono già alcune chance legate alla richiesta di macchinari di qualità, materiali da costruzione e arredamenti. E’ quanto emerge da una ricerca di Intesa SanPaolo dedicata al Paese africano e curata da esperti analisti dello stesso gruppo finanziario.

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Il Pil del Kenya è cresciuto in media del 5,3% negli ultimi 10 anni, dato superiore alla media dell’intera Africa Sub-equatoriale (5,1%), ma inferiore al 6% indicato dalla Banca Mondiale come limite minimo per migliorare le condizioni di vita.

La relazione sottolinea inoltre che in Kenya, nell’ultimo decennio, si sono registrati miglioramenti sul tasso di povertà assoluta, passato dal 52% del 2000 all’attuale 43,4%. Tra i vari indicatori di sviluppo e competitività è da segnalare la bassa quota di popolazione con accesso all’energia elettrica, solo il 19%. In questa particolare classifica, tra tutti i Paesi dell’Africa Sub-sahariana il Kenya è appena sopra la Tanzania, che ha solo il 15% di abitanti connessi alla rete elettrica.

A fine 2013 sono iniziate le opere per il potenziamento della linea ferroviaria tra Mombasa, il più importante porto sull’Oceano Indiano, e la capitale Nairobi.

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Questa commessa, finanziata da capitali cinesi, dovrebbe essere terminata entro il 2017, portando grossi benefici ai trasporti cargo diretti verso la capitale e verso gli altri Paesi della Comunità Est-Africana senza sbocchi sul mare. Inoltre, di recente, sono terminati i lavori di sviluppo del porto di Mombasa. Per quanto riguarda il settore estrattivo, si stima che in Kenya vi siano riserve di gas e petrolio per ben 600 milioni di barili.

Il settore manifatturiero vale circa il 10% del Pil, mentre l’industria turistica il 4,8%, ma considerando le attività connesse e parallele si arriva al 12,1%. Il Kenya è tutt’ora il fulcro dei servizi finanziari per l’Africa Centro-orientale e il mercato azionario è il quarto in Africa per capitalizzazione.

Il settore bancario comprende 43 banche commerciali – molte di queste di alto livello – un istituto per i mutui, 8 piccoli istituti di raccolta e 112 uffici di cambio. Il livello di non performing loans è modesto, pari a circa il 5%.

Negli altri settori, sempre nel primo semestre 2014, si è registrata una significativa accelerazione del manifatturiero (+8,5%), in particolare dovuta alle produzioni di cemento (+15,7%), assemblaggio di auto (+26,1%), lavorazione dello zucchero (+40,2%) e delle bevande (+19,6%), costruzioni (+13,9%) e servizi sanitari (+18,3%).

In Kenya le esportazioni sono dirette soprattutto ai mercati africani (48,3%) ed europei (26%). Il Kenya esporta principalmente prodotti agricoli, come tè, caffè, frutta esotica e fiori. Le esportazioni di manufatti, si collocano attorno al 15% e sono costituite da lavorati petrolchimici e derivati, dalla carta e dal cemento. Per quanto riguarda le importazioni, l’Asia conta per il 42%, i Paesi del Golfo Persico (21,2%) e Europa (14,2%).

Trade-Investment

Gli investimenti diretti esteri, dall’attuale 0,6% del Pil degli ultimi cinque anni, sono in significativa tendenza di crescita nel prossimo decennio, grazie soprattutto agli investimenti per lo sviluppo di infrastrutture, per la diversificazione nella generazione di energia elettrica e nel settore idrocarburi. La Cina è al momento il più importante investitore nel Paese.

Il tasso di inflazione del Kenya va dal 2,5% al 7,5% e a ottobre il tasso tendenziale di crescita dei prezzi era al 6,4%. Le stime parlano di un tasso medio di inflazione 2014 pari al 6,7%. La Central Bank, considerando questa inflazione dovuta principalmente ai rialzi dei prezzi di alimentari e alcool, ha lasciato invariato il tasso di riferimento (8,5%). Nei primi 11 mesi del 2014 lo scellino si è deprezzato del 4,5% rispetto al dollaro.

La bilancia dei pagamenti del Kenya registra un ampio disavanzo corrente (7,5% del PIL nel 2013) dovuto quasi interamente alla parte commerciale, nello specifico le importazioni di combustibili, prodotti alimentari, macchinari e beni durevoli. I conti servizi e trasferimenti riportano un surplus dovuto principalmente al turismo, ai servizi commerciali e finanziari forniti ai paesi aderenti alla Comunità Est Africana (EAC) e alle rimesse dei lavoratori emigrati. Il conto finanziario presenta di contro un consistente surplus strutturale (5,4 miliardi nel 2013) determinato dagli investimenti esteri di portafoglio, dagli investimenti diretti all’estero e dai prestiti multilaterali.

Per le più accreditate agenzie di rating, il debito sovrano del Kenya è considerato un investimento speculativo (per Fitch e S&P B+, per Moody’s B1). I dati sul PIL sono incoraggianti, ciò ha creato migliori condizioni di accesso al mercato dei capitali. La discesa dei rendimenti sui titoli di stato a lunga scadenza e il successo dell’emissione degli Eurobond hanno evidenziato la crescente fiducia degli investitori sul Paese.